
Rocca Pitigliana - GAGGIO MONTANO: Loc. Gaggio Montano (Bologna)
Appunti di storia: da Pitigliano (secolo X) a Rocca Pitigliana (XIX secolo)
“Gli autori rinascimentali che ne coniarono il termine e quei successori che di loro ne ribadirono il giudizio negativo, resero un cattivo servizio alla comprensione di quel periodo considerando i suoi mille anni in blocco, senza distinguere fra tempi e luoghi diversi.” (Shepard 1975)
Alcuni centri minori della montagna bolognese, che oggi sono semplici borgate, ebbero nel Medio Evo una vita rigogliosa. Vigo fu centro amministrativo importantissimo probabilmente all’epoca romana ma certamente nell’Alto Medio Evo (secoli VIII – X) e nel periodo comunale. Pitigliano, oggi Rocca Pitigliana, ebbe la stessa importanza (A.Palmieri 1929). Sin dai tempi della Contessa Matilde di Canossa (1055 – 1115), la strada di Savignano era il collegamento preferito, tra Bologna e Pistoia, per i crociati che andavano ad imbarcarsi a Pisa. Il ponte di Savignano, però, ogni tanto rovinava (1259, 1300 e 1370), così i viaggiatori erano costretti a deviare il percorso, prendendo la strada di Pitigliano e Bombiana. Queste furono le occasioni che hanno dato al paese l’opportunità di essere prima conosciuto e successivamente considerato meta da coloro che ne rimanevano fatalmente attratti.
La Chiesa del paese, dedicata all’Arcangelo S. Michele, si trova nominata per la prima volta nel 1235; ma quella a cui ci si riferisce, non corrisponde a quella attuale, infatti alcune testimonianze la localizzano a Prunaro, ai piedi del Monte della Croce, a sbalzo sul fiume Marano.
Il paese di Rocca Pitigliana ebbe anticamente, come ricorda il suo nome, una rocca o castello. Fra le terre che appartenevano alla Contessa Matilde di Canossa nell’alto Appennino occidentale, quasi a confine con il modenese, vi erano quelle comprese tra Bombiana e Montecavalloro. Quella che è l’attuale Chiesa, scolpita nella roccia al centro del paese, sembra essere stata un castello che rientrava fra i possedimenti della Contessa Matilde. Il Calindri, che ha seguito la traduzione della carta dei possedimenti matildici, ammettendo qualche dubbio nella intepretazione dei nomi, non ci dà una denominazione certa dei paesi allora esistenti.
La guerra sorta per ragioni di confini tra Bologna e Pistoia nei primi anni del XIII secolo, ha indotto il Comune di Bologna ad inviare un governatore nella montagna: il Podestà della Montagna. Le sua prima residenza è quella di Vigo, ma nel 1250 la Repubblica, con un riordino interno, porta i Podestà a tre: Casio, in sostituzione di Vigo, Scaricalasino e Castel Leone, sopra Bombiana. Si ha notizia che in quell’anno gli uomini del Castello di Pitigliano, in numero di oltre 300, assieme a quelli di Gaggio, abbandonata la loro terra si stabiliscono a Castel Leone, probabilmente per l’istituzione della Podesteria. A quel tempo il territorio è in pieno fermento; nel novembre del 1283 il Panizza, commerciante di Rocca Pitigliana, mentre si reca al mercato passando per Castelnuovo, subisce una aggressione a scopo di rapina che gli costa la vita.
Nel 1314 la sede della Podesteria di Castel Leone viene trasferita a Rocca Pitigliana, la quale, situata alla confluenza delle valli formate dalle alture di Belvedere, Castel Leone, Pietracolora ed Affrico, viene a trovarsi in una posizione più sicura per l’esercizio delle funzioni.
Il peso del paese nella politica territoriale continua a progredire. Nel 1376 a Rocca Pitigliana viene creata la sede di uno dei Vicariati che sorgono in sostituzione delle Podesterie. La sua giurisdizione è molto vasta e comprende: Affrico, Volpara, Pietracolora, Rudiano, Cereglio, Musiolo, Sassomolare, Susano, Labante, Roffeno, Lissano, Aiano, Montecavalloro, Prunarolo, Castelnuovo, Savignano e Rocca Corneta sul Dardagna. Tale rimane sino al 1453, salvo per Rocca Corneta sul Dardagna che passa nel frattempo al Vicariato di Capugnano.
In questo periodo il paese vive un periodo di benessere, diffondendo tra gli abitanti quella tranquillità di sostentamento che è condizione propizia all’aumento della popolazione. Alcuni dati ci possono dare un’idea della sua densità. Un estimo del 1303 riporta il numero dei fumatori di moltissime comunità ed a Rocca Pitigliana ne risultano 67. Il numero dei militari richiesti al Vicariato di Rocca Pitigliana passa da 30 unità nel 1386 a 40 nel 1404.
A quel tempo i sacerdoti vengono coinvolti per esprimere pareri, pacificare litiganti, tutelare i poveri, difendere gli interessi della comunità, a dimostrazione della fiducia di cui erano circondati; tra questi nel 1383 troviamo Don Antonio della Pieve di Rocca Pitigliana. Altri sacerdoti, invece, approfittando della posizione privilegiata, non mancando di farla valere di fronte alla giustizia; nel 1469 Don Pietro, cappellano della Chiesa di Rocca Pitigliana, rapisce una donzella del luogo e la porta a Sibano; l’unico provvedimento giudiziario ritrovato, a conseguenza dell’accaduto, è il processo contro l’oste che li aveva ospitati.
Attorno al 1380 una feroce pestilenza infierisce sulle terre del Vicariato di Rocca Pitigliana, colpendo in modo significativo il clero, per il contatto diretto che ha con i malati. Questo crea la necessità di nuovi sacerdoti, necessità che forse può essere di spiegazione alle mancanze di celibato di alcuni di loro. Poteva capitare infatti che un sacerdote potesse avere moglie e figli; a Rocca Pitigliana nel 1382 vi è Don Giacomo, figlio di Don Francesco. Questa pestilenza è pure la spiegazione della presenza di molti medici nel paese, i quali avevano probabilmente imparato l’arte, nella famosa scuola di medicina pratica della vicina Costonzo; nel 1474 a Rocca Pitigliana vi è Giovanni Medicus. Nel paese risiede ancora oggi una famiglia Medici che deve probabilmente il suo cognome ad un capostipite medico di questi luoghi.
Alla fine del 1300 esistono anche maestri muratori, i quali, occupandosi di commercio della calce e di appalti, provengono in prevalenza da Como e Milano, in viaggio per partecipare alle grandi costruzioni nelle città toscane. Alcuni di loro però si fermano durante il percorso, trovando sull’Appennino opportunità di lavoro; a Rocca Pitigliana nel 1409 troviamo un Giovanni di Giacomo da Como. Nel casolare della Volpara abbiamo tuttora vecchie costruzioni di quei maestri detti “Comacini”, il cui stemma era composto da una squadra, un compasso ed un martello.
L’arte del fabbro sopravvive con dignità al periodo di pestilenza, che aveva spazzato via quelli del luogo, grazie a fabbri forestieri; nel 1383 in paese vi era Matteo da Borgo S. Sepolcro.
La prosperità della sartoria, essendo invece legata all’agiatezza, a causa delle calamità sopravvive con maggiore difficoltà. I sarti che si stabiliscono a Rocca Pitigliana arrivano da Bologna: nel 1400 giunge mastro Antonio.
I calzolai erano pochi, in quanto in montagna la maggioranza della popolazione usava zoccoli di legno; molto rinomato in tutto il territorio circostante nel 1400 era proprio un calzolaio di Rocca Pitigliana, maestro Andrea, figlio di maestro Bartolomeo anche lui calzolaio.
Un particolare ramo di attività sviluppatosi da queste parti era la produzione di cenere, la quale veniva venduta come fertilizzante. Il commercio di questo prodotto si era sviluppato al punto che il Governo, preoccupato della distruzione dei boschi, più volte è intervenuto per impedire sia il taglio che l’esportazione di legna e cenere fuori dal distretto. A Rocca nel 1382 furono sequestrate 2.000 libbre di cenere, ottenute dall’incendio di un bosco del paese.
Il paese a quel tempo, essendo capoluogo di un esteso Vicariato, concentra in sé gran parte della vita. L’affluenza stimola la nascita di ospizi, taverne, negozi per la vendita di spezie, droghe ed olio; vi è anche uno spaccio di vino all’ingrosso, rinomato per la qualità delle uve, coltivate in loco, con cui viene prodotto. Per tutto il 1300 e per buona parte del 1400 è una zona commerciale di prim’ordine. Inoltre le funzioni del Vicariato, essendo sia amministrative che giudiziarie, richiamano in paese numerosi valenti notai ed artigiani i quali, a loro volta, danno rinomanza al paese; così fanno i Zanini esercitando la professione di notaio e di ufficiale giudiziario, funzione lucrosa anche a quel tempo.
In un processo del 1412, in merito ad uno scontro fra gli abitanti di Rocca Pitigliana e Bombiana, si apprende anche della bellicosità dei suoi abitanti. I superstiti vengono processati, ma difficilmente erano raggiunti; essi si danno alla macchia, formano delle bande e, con qualche pezzo grosso che si mette alla loro testa, diffondono il terrore, dando vita al brigantaggio.
Al 1502 risale invece la attuale Chiesa che troviamo ergersi al centro del paese, la quale viene ricostruita nel 1695 e dotata del campanile sulla roccia solo nel 1696. All’interno, l’altare di S. Michele Arcangelo ricorda la scuola Reniana.
Nel 1803, con la costituzione della Repubblica Italiana, Rocca Pitigliana con Affrico, Pietracolora, S. Maria Villiana e Volpara fa parte del Distretto di Vergato.
Nel 1866 tutte queste frazioni vengono aggregate a Gaggio Montano, dando origine all’attuale Comune.
Testo gentilmente fornito da Massimiliano Piacentini
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